Avevamo lasciato suor Dalmazia Colombo nel 1990 alle prese con il suo diario di
vita e di speranza, nel Mozambico sconvolto dalla guerra civile, che aveva
raccolto ne volume Vibrare insieme. l aritroviamo quasi dieci anni dopo con al
stessa freschezza, la stessa gioia di vivere, la stessa speranza e, soprattutto,
la stessa fede nel Signore che ci avevano commosso ed ammirato leggendo il
racconto vivo e vere delle sue giornate di missionaria di Cristo tra la gente.
Dire
che aspettavamo questo libro può sembrare un'esagerazione, ma la curiosità di
sapere "come sarebbe andata a finire", che non è solo curiosità
giornalistica, è stata forte ed ora è stata soddisfatta.
I
brevi racconti in forma di lettere inviate a parenti e amici da suor
Dalmazia hanno l'immediatezza della cronaca, del racconto missionario di
una volta, quando da piccoli in seminario o in parrocchia si ascoltava rapiti il
frate o la suora missionaria raccontare di quel mondo mitico e misterioso che
era l'Africa nera. Ma hanno anche lo spessore della fede vissuta in
maniera diretta e immediata nella donazione totale ai poveri del mondo e in
particolare a quelli del Mozambico.
Si
può leggere questo libro come un avvincente racconto e non ci sarebbe niente di
male se non fosse che la somiglianza è più forte con gli Acta martyrum che
ci fanno conoscere la vita dei primi cristiani che con i moderni romanzi
d'avventura.
Gli anni che
vanno dal 1990 al 1998, che sono quelli attraverso cui si dipana il diario di
suor Dalmazia, hanno visto in Mozambico una trasformazione radicale: dalla
guerra fratricida si è passati ad una pace inquieta ma pur sempre pace. Non è
ancora un periodo di prosperità in cui risuoni lo shalom biblico, anzi,
le difficoltà economiche fortissime, gli odi repressi, le paure e le fatiche
non mancano ma c'è lo spazio per la speranza che si spinge fino ad immaginare e
a realizzare un sogno che a prima vista parrebbe impossibile, quello di dare
vita a una università per i giovani mozambicani in cerca di un futuro
dignitoso.
Proprio in questo
sogno che con tanta fatica si realizza, sta un'altra della caratteristiche
dell'autrice: il coraggio di saper guardare lontano e di non arrendersi mai.
Anche qui, però, le qualità umane sono arricchite, sostenute e motivate dalla
fede. E' il costante riferimento a Cristo, Signore della storia e della vita,
che permette a suor Dalmazia di "sognare in grande" e di trasformare
il sogno in realtà. Questa fede si trasforma in fiducia totale e piena nella
provvidenza di Dio che non fa mancare né il cibo né il vestito alle sue
creature.
Suor Dalmazia non
ha scritto un libro "edificante". Ha scritto un libro vero da cui
scaturisce la realtà di un popolo capace di grandi cose e ricco di una cultura
millenaria (si veda l'appendice dedicata all'arte makonde) e la sua voglia di
futuro, di un futuro di pace che potrà realizzarsi anche grazie all'aiuto e
all'amore di coloro che come l'autrice di queste pagine non hanno paura di
fidarsi di Dio e di calare le reti sulla sua parola.
Il
sottotitolo parla del futuro. Sono tante le speranze che questa parola porta con
sé, esse si realizzeranno con l'aiuto di Dio e con l'impegno degli uomini: suor
Dalmazia ne é testimone. Aspettiamo ancora una volta di sapere come andrà a
finire nel prossimo libro che suor Dalmazia vorrà donarci, ben sapendo che il
passato, il presente e il futuro sono nelle mani di Dio e che Lui saprà rendere
"il centuplo quaggiù e l'eternità" ai suoi figli fedeli.