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  NOTIZIE  DAL MOZAMBICO 
Da “AVVENIRE”di Carmine Germani

Venerdì 22 dicembre 2000

 


I vescovi del Sud del continente denunciano la campagna contro una presenza scomoda.

IL FATTO – La parabola del Paese: da esempio di pacificazione a terreno di scontro. E la Chiesa diventa bersaglio.

MOZAMBICO, UN NATALE DI PAURA

Sotto tiro l’Arcivescovo Gonçalves, in prima linea per la riconciliazione

Il governo del Fronte di Liberazione al potere in Mozambico (il “Frelimo”) al potere, e i mass media stanno organizzando una campagna contro la Chiesa. Lo ha dichiarato l’Imbsa (Assemblea interregionale dei vescovi dell'’Africa del Sud che comprende Angola, Lesotho, Mozambico, Sao Tomè, e Principe, e Zimbawe).

Molti segnali fanno temere che si voglia eliminare l’Arcivescovo di Beira, Monsignor Jaime Pedro Vonçalves, che ha ricevuto ripetute minacce di morte e false accuse di essere sostenitore del partito avversario del Frelimo, la “Renamo” (Resistenza nazionale mozambicana), e fautore della divisione del Paese. Per questo è stato anche dal giornale di Maputo, Noticias.

Il complotto per uccidere il presule – del quale dà ampia notizia l’agenzia vaticana Fides – sarebbe già preparato da tempo, motivato dalle posizioni di Gonçalves in difesa della verità, della giustizia e della pace. Già si è tentato di uccidere il pastore in occasione della sua visita pastorale alla parrocchia di Munhava il 3 dicembre scorso, ma l’arcivescovo è stato avvertito dell’agguato ed è riuscito a evitarlo.

Un forte clima di tensione si respirava domenica scorsa alla cerimonia per l’ordinazione di un prete e di un diacono in una parrocchia: si temevano manifestazioni di protesta contro Gonçalves organizzate per provocare l’intervento della polizia e un bagno di sangue, ma tutto si è svolto regolarmente anche perché l’arcivescovo aveva più volte richiamato i fedeli alla calma e alla prudenza. La paura nel Paese aumenta di giorno in giorno per i molti episodi di violenza, come gli incidenti di novembre: dopo decine di arresti in una sola notte, a fine mese, sono morti in modo sospetto 83 dei 96 detenuti politici, in maggior parte militanti Renamo, nella prigione di Montepuez. Il 22 novembre è stato assassinato il giornalista Carlos Cardoso, voce di protesta contro la corruzione del governo. Fatti che stendono un’ombra cupa sul Natale della Chiesa Mozambicana, come spiega lo stesso arcivescovo in questa intervista esclusiva concessa a Fides.

Lei è stato accusato dal governo di fomentare la guerra:

Io sto solo seguendo il giudizio della Chiesa sugli avvenimenti. Dopo gli scontri e gli arresti di novembre, noi vescovi abbiamo fatto un documento dal titolo “Dialogare per portare la pace”. Abbiamo scritto che occorre dialogo per portare unità nel Paese e democrazia per porre fine alla guerra.

Il governo invece mi attacca affermado che divido il Paese e che incito il popolo alla guerra. Accuse semplicemente false.Il suo lavoro pastorale ne risente?

I Cristiani, preti, fedeli, religiosi e religiose mi appoggiano. Ma dopo le minacce di morte non ho potuto svolgere l’ultima visita pastorale. Per prudenza ha inviato il mio vicario episcopale. Lui mi ha confermato che erano stati preparati disordini contro di me. Ma le minacce alla mia incolumità continuano,

E il resto del paese?

Il Mozambico è scosso da agitazioni. La gente è molto risentita per le manifestazioni e gli arresti che ne sono seguiti. Solo nella mia diocesi hanno arrestato più di 60 manifestanti. Dopo aver tanto parlato di pace e di dialogo, il dialogo non c’è ancora. Il nostro Paese era il fiore all’occhiello di molte diplomazie (anche di quella italiana), il simbolo che in Africa è possibili la pace. I paesi donatori continuano ad offrire miglioni di dollari per la ricostruzione, l’Italia stessa ha molti investimenti ed è stata partner nel dialogo di pace. Il Mozambico si era fatto una buona fama, ma la situazione attuale la contraddice.

Quale pensa sia l’urgenza maggiore?

Vorrei rivolgere un appello a tutta la comunità internazionale e in particolare ai Paesi che hanno rapporti col Mozambico perché ci aiutano a convincere le persone a ritrovare il dialogo e a risolvere i problemi nazionali con spirito più aperto e per il bene di tutti. Il bene della nazione è più grande di quello di un partito.

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