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I vescovi del Sud del
continente denunciano la campagna contro una presenza scomoda.
IL FATTO – La parabola del Paese: da esempio di pacificazione a terreno di scontro.
E la Chiesa diventa bersaglio.
MOZAMBICO, UN NATALE DI PAURA
Sotto tiro l’Arcivescovo Gonçalves,
in prima linea per la riconciliazione
Il governo del Fronte di Liberazione al potere in Mozambico (il “Frelimo”)
al potere, e i mass media stanno organizzando una campagna contro la
Chiesa. Lo ha dichiarato l’Imbsa (Assemblea interregionale dei vescovi
dell'’Africa del Sud che comprende Angola, Lesotho, Mozambico, Sao Tomè,
e Principe, e Zimbawe).
Molti segnali fanno temere che si voglia eliminare l’Arcivescovo di
Beira, Monsignor Jaime Pedro Vonçalves, che ha ricevuto ripetute minacce
di morte e false accuse di essere sostenitore del partito avversario del
Frelimo, la “Renamo” (Resistenza nazionale mozambicana), e fautore
della divisione del Paese. Per questo è stato anche dal giornale di
Maputo, Noticias.
Il complotto per uccidere il presule – del quale dà ampia notizia
l’agenzia vaticana Fides –
sarebbe già preparato da tempo, motivato dalle posizioni di Gonçalves in
difesa della verità, della giustizia e della pace. Già si è tentato di
uccidere il pastore in occasione della sua visita pastorale alla
parrocchia di Munhava il 3 dicembre scorso, ma l’arcivescovo è stato
avvertito dell’agguato ed è riuscito a evitarlo.
Un forte clima di tensione si respirava domenica scorsa alla cerimonia
per l’ordinazione di un prete e di un diacono in una parrocchia: si
temevano manifestazioni di protesta contro Gonçalves organizzate per
provocare l’intervento della polizia e un bagno di sangue, ma tutto si
è svolto regolarmente anche perché l’arcivescovo aveva più volte
richiamato i fedeli alla calma e alla prudenza. La paura nel Paese aumenta
di giorno in giorno per i molti episodi di violenza, come gli incidenti di
novembre: dopo decine di arresti in una sola notte, a fine mese, sono
morti in modo sospetto 83 dei 96 detenuti politici, in maggior parte
militanti Renamo, nella prigione di Montepuez. Il 22 novembre è stato
assassinato il giornalista Carlos Cardoso, voce di protesta contro la
corruzione del governo. Fatti che stendono un’ombra cupa sul Natale
della Chiesa Mozambicana, come spiega lo stesso arcivescovo in questa
intervista esclusiva concessa a Fides.
Lei è stato accusato dal
governo di fomentare la guerra:
Io sto solo seguendo il giudizio della Chiesa sugli avvenimenti. Dopo
gli scontri e gli arresti di novembre, noi vescovi abbiamo fatto un
documento dal titolo “Dialogare per portare la pace”. Abbiamo scritto
che occorre dialogo per portare unità nel Paese e democrazia per porre
fine alla guerra.
Il governo invece mi attacca affermado che divido il Paese e che incito
il popolo alla guerra. Accuse semplicemente false.Il suo lavoro pastorale ne risente?
I Cristiani, preti, fedeli, religiosi e religiose mi appoggiano. Ma
dopo le minacce di morte non ho potuto svolgere l’ultima visita
pastorale. Per prudenza ha inviato il mio vicario episcopale. Lui mi ha
confermato che erano stati preparati disordini contro di me. Ma le minacce
alla mia incolumità continuano,
E il resto del paese?
Il Mozambico è scosso da agitazioni. La gente è molto risentita per
le manifestazioni e gli arresti che ne sono seguiti. Solo nella mia
diocesi hanno arrestato più di 60 manifestanti. Dopo aver tanto parlato
di pace e di dialogo, il dialogo non c’è ancora. Il nostro Paese era il
fiore all’occhiello di molte diplomazie (anche di quella italiana), il
simbolo che in Africa è possibili la pace. I paesi donatori continuano ad
offrire miglioni di dollari per la ricostruzione, l’Italia stessa ha
molti investimenti ed è stata partner nel dialogo di pace. Il Mozambico
si era fatto una buona fama, ma la situazione attuale la contraddice.
Quale pensa sia l’urgenza
maggiore?
Vorrei rivolgere un appello a tutta la comunità internazionale e in
particolare ai Paesi che hanno rapporti col Mozambico perché ci aiutano a
convincere le persone a ritrovare il dialogo e a risolvere i problemi
nazionali con spirito più aperto e per il bene di tutti. Il bene della
nazione è più grande di quello di un partito.
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