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MOZAMBICO, COSTRUITE 60 CASE PER AIUTARE GLI ALLUVIONATI
A SEGUITO delle violente piogge abbattutesi in tutta
l’area dell’Africa Australe esattamente un anno fa, il Mozambico è stato colpito dalla più grande catastrofe naturale che
il Paese ricordi negli ultimi 50 anni. In particolare del Centro-Sud sono
state le più colpite. Migliaia di ettari di terreno coltivato inondati,
decine di migliaia di case distrutte e famiglie disperse, per non parlare
dei copiosissimi danni alle infrastrutture: strade, ferrovie, ospedali,
scuole.
In un piano di emergenza, dopo la fase iniziale di
salvataggio del maggior numero di vite umane, due sono le urgenze cui far
fronte: la ricostruzione delle case
e le opere di risanamento (in particolare dell’approvvigionamento di
acqua e delle strutture di igiene pubblica e privata). In Africa si dice
che non può esistere una famiglia senza casa, ebbene l’impegno dell’Iscos
ha mirato a ricostruire delle case più sicure per riunire e salvare le
famiglie.
Nel caso specifico a Xai-Xai sono state realizzate in
soli tre mesi 60 case di circa 33 mq. Composte di due stanze, sala e bagno
esterno. Le case di Xai-Xai sono state chiamate case di tipo evolutivo
grazie alla peculiarità data dalla possibilità per chi vi abita di
realizzare una casa in muratura partendo da una casa di canne. Infatti le
case sono state costruite su fondamenta di pietra e calcestruzzo e
basamento composto da due/tre file di mattoni; pavimento cementato,
copertura zincata che poggia su un telaio in legno; porta e finestre.
Sostituendo le pareti di canne è quindi possibile procedere al
completamento della casa in muratura.
La scelta – che dati i tempi strettissimi di
esecuzione potrebbe sembrare azzardata – nasce in realtà da una
profonda consapevolezza della bontà dell’utilizzo del lavoro
comunitario in questa particolare situazione. Il maggior riconoscimento
per l’utilizzo dei lavoratori comunitari va dato al Programma Mondiale
dell’Alimentazione (Pma). E’ suo infatti il piano di appoggio al
post-emergenza chiamato “Food for work” (Cibo per lavoro). Grazie a questo programma del
Pma è stato possibile garantire ai lavoratori comunitari un impiego per
tre mesi in cambio di alimenti per il sostentamento di tutta la famiglia;
oltre questo grazie alla presenza costante sul cantiere della equipe
tecnica più di un terzo dei lavoratori comunitari hanno potuto
approfittare di un corso di formazione “on the job” sulle tecniche di
costruzione e sviluppare ove vi fossero le proprie particolari attitudini
per la falegnameria, la muratura, la pavimentazione, la ferramenta.
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