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Comunicati scritti da Suor Dalmazia Colombo sul G8 per l’agenzia di stampa Ap.Biscom di Roma.

  Luglio 2001

 


Sono una missionaria della Consolata. Il 29 ottobre 1963 partivo da Genova in nave, diretta al Mozambico, via Lisbona. Raggiunsi la missione di Mitucue  dopo 34 giorni di navigazione e due di treno. Vi rimasi per  36 anni. Dal settembre 2000 sono redattrice, qui in Italia, della Rivista missionaria del mio Istituto "Andare alle Genti". Ho accettato l'invito di Ap.Biscom di fare da "inviato speciale" per essere voce del terzo mondo, nel coro del G8, la cui parola chiave  é la "Globalizzazione" che potrebbe voler dire: mondo unificato, ravvicinato, con pari opportunità di vita, ma che rischia di produrre effetti contrari se la potenzialità sarà usata ignorando il mondo dei poveri. Questo mi da pensare al  divario fra nord e sud del mondo, quella sensazione di distanza, di isolamento, di impotenza che ho sperimentato in Mozambico e che permane nonostante i moderni mezzi di comunicazione, che accorciano le distanze. Anzi, come disse anche il Papa
Giovanni Paolo II, oggi il fosso di separazione sembra allargarsi sempre più. Perché avviene questo? Perché da un lato avanzano benessere e tecnologia e dall'altro diminuiscono? C'é chi afferma che la causa principale sia la globalizzazione, altri negano questa correlazione e vedono in essa lo strumento di salvezza. Non sono in grado di dare giudizi.
Personalmente vedo con piacere che G8 e globalizzazione stanno facendo uscire dal ghetto il problema della povertà del mondo, degli esclusi e questo é  già positivo. Voglia il Cielo che questa passione per la giustizia che vuole ridurre il fossato fra i popoli ne renda possibile l'avvicinamento attraverso un'equa condivisione di valori e di opportunità di vita.
Questo avverrà se  dalla protesta si passerà all'azione coinvolgendo non solo i G8, ma ciascuno di noi, ricordando le parole di Paolo VI: "La pace >dipende anche da me", la pace e giustizia, naturalmente.
Avendo a cuore questa speranza mi unisco a tutti i credenti che nel mondo si stanno "globalizzando" pregando, mentre mi impegno di far conoscere ciò che i miei occhi, le mie orecchie e la mia pelle hanno vissuto nei 36 anni in Mozambico, un paese che non si trova fra i G8, ma nel fanalino di coda delle nazioni del mondo, nella speranza che ciò possa contribuire a fermare la deriva delle sacche di povertà presenti non solo nei Paesi del Terzo mondo, ma anche fra i G8.


Domenica: 15 luglio 2001


La Genova in assetto di guerra di questi giorni, fa emergere in me le esperienze di guerra vissute in Mozambico durante 26 anni: due guerre che si avrebbe potuto evitare se i "Grandi" della terra avessero ascoltato il grido di un popolo che negli anni sessanta esigeva l'Indipendenza, la sovranità sul suo territorio e negli anni settanta è stato obbligato a soggiacere ad una dittatura che  lo privava di ogni libertà, religiosa e civile e che lo ha ridotto a miseria. Rivivere la guerra vuol dire sentire lo spavento delle esplosioni, lo strazio nel soccorre i feriti, comporre i morti, rimanere muti e attoniti di fronte ai mutilati. Significa  villaggi in fiamme, gente in fuga...Tutto questo ho vissuto. Ma c'é un altro ricordo. Io mi sono sempre sentita  a mio agio con la gente, senza il minimo complesso di essere bianca, e così ero percepita perché mi sono sempre  sentita persona fra persone.
Ma la vergogna di essere bianca lo sentivo quando passava un bombardiere e la gente si piegava in due istintivamente anche se sapeva che lì non aveva interesse a bombardare... quando mi si diceva che le mine antiuomo erano di fabbricazione italiana, quando la gente diceva che le armi erano "i demoni  dei bianchi...Demoni, si, non caduti dal Cielo, ma prodotti e venduti attraverso i canali della Globalizzazione e anche dei G8...
E' giusto che Genova sia in assetto di guerra per difendersi da una violenza  possibile (che spero non ci sia), ma  ricordo  a TUTTI: la vostra vita non vale di  più di quella dei poveri, che  per difendersi dalle  armi non hanno, alle volte, neanche un albero dove proteggere la testa, come mi ha detto una volta un soldato..
In Mozambico oggi non si spara più. In Angola invece sì. Dicono che la differenza sta nel fatto che ANGOLA ha un ricco suolo che interessa  AI BIANCHI. E' vero? E' vero che le guerre sono scatenate e mantenute per  inconfessabili interessi di compagnie e nazioni come le nostre? Globalizzazione e G8m, fate in modo che questa diceria sia falsa,  non fateci vergognare di essere i fortunati della TERRA.


 Lunedì, 16 lug 2001


Non so cosa resterà il dopo G8 a Genova. Forse tutto si risolverà con un sospiro di sollievo e qualche beneficio per le nuove strutture costruite! Conosco però i dopoguerra avendone vissuti due in Mozambico. I primi giorni sono di euforia per la pace e il fine raggiunto (l’indipendenza e la democrazia nel nostro caso). Segue il rientro dei profughi e la smobilitazione dei militari e sono dolori, perché i primi incontrano i villaggi distrutti e i secondi portano con sé anni di orrore, sono nullatenenti, strappati giovanissimi alla scuola e alla vita con violenza o promesse che nessuno intende mantenere. Ma la fase più drammatica é la terza,  quella di ritrovarsi a dover pagare i debiti di Guerra, non in soldi contanti, ma in espropriazione di beni. Così accade che i pescatori locali si trovino a far i conti con pescherecci stranieri, potenti, che pescano con lo strascico. Si viene a sapere che una certa mina che produceva diamanti é adesso diventata proprietà di altri altri. La donna che va nella foresta a raccogliere legna si sente intimare l'alt da una guardia forestale che parla una lingua sconosciuta. Lo stesso capita al ragazzo che va al fiume a pescare un pesce per la cena...Ho sentito il racconto drammatico di un uomo che non è riuscito ad avere due assi per fare la bara a suo padre, in una zona dove
ogni giorno si esportano tronchi e tronchi ... Questo non accade solo in Mozambico: in Liberia  la gente vorrebbe  ricostruire le sue case, ma i tronchi vanno all'estero... Mi si dica per favore, come farò io, quando tornerò in
Mozambico, a fare educazione sanitaria invitando  a pescare qualche pesce per integrare l'alimentazione e a migliorare l'igiene della casa con porte e finestre a buona tenuta? Mi domando: a tutto questo sono estranei i G8 e la globalizzazione? Né estranei, né impotenti. Cosa sarà degli Africani se perdono la terra come la persero i Latinoamericani? E il tragico é che non si sa chi é il nemico perché risulta tutto legale: Governo Locale, Democrazia. Questo grida vendetta al cospetto di Dio, come diceva, in parole povere il vecchio catechismo di Pio X!

 

Da Suor Dalmazia Colombo

Lunedì, 16 luglio 2001

La tensione e la violenza che avvolgono il summit  G8 mi intristiscono. Non finiranno

per distogliere l'attenzione dai poveri, attraendola su sé? Infatti TV e mass media non

fanno che parlare di misure di sicurezza, di minacce  e di pacchi bomba, soffocando

il grido dei poveri.
Per sentire questo grido occorre fare silenzio, ascoltare sguardo nello sguardo per poterlo

cogliere nella sua essenzialità, ed agire insieme, cercando di avvicinare al massimo il

ritmo del passo.
Questo mi fa ricordare gli scioperi che si sono tenuti in Mozambico per ottenere che fosse
sospeso l'ordine di esportare la castagna di cajù, un anacardo non lavorato, decisione che avrebbe paralizzato le fabbriche locali. Alla gente venne spiegato che l'ordine veniva dalla Banca Mondiale (BM), dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Non ho alcuna intenzione di demonizzare  queste due istituzioni. Quando arrivarono in Mozambico il paese era stremato: dittatura, guerra e calamità
naturali avevano paralizzato produzione e commercio. Con il loro intervento si cominciò
a respirare perché, liberalizzando il mercato, i prodotti riapparvero in commercio e la gente non fece grande caso ai sacrifici imposti in un primo tempo: inflazione, aumento dei prezzi, pagamento di servizi prima gratuiti. Di aggiustamento strutturale si capiva poco. Poi ci fu il dopo, un dopo con licenziamenti a catena. E' vero che molte fabbriche erano obsolete, ma il settore della castagna di cajù era attivo: perché privare  migliaia di Mozambicani, specialmente donne, dello stipendio di cinquanta dollari al mese?  Erano pochi, ma sufficienti per comperare i quaderni, l'aspirina e la resochina per la malaria e per altre piccole spese che rendono dignitosa la vita. Questo in favore di chi? Ma allora la "medicina" é peggiore della malattia? Quanti Paesi fanno questa esperienza
in seguito a interventi del BM/IFMI? Ci furono proteste. Qualcuna sembrava una sfilata perché i manifestanti camminavano  a passo di danza: ma invece era una danza al ritmo doloroso e non
festante del tamburo che poi continuava a rullare, ore e ore lacerando l'aria. Questo grido dei poveri vorrei che fosse ascoltato, ma temo proprio che con tanta violenza in atto al G8, questo passerà in secondo piano. Non permettiamolo!

 Da Suor Dalmazia Colombo
Mercoledì, 18 luglio 2001

Stavo in silenzio davanti al computer cercando di selezionare le urla dei poveri che facevano ressa dentro di me per avere spazio in queste righe, quando entra  in studio suor Roselda, Missionaria in Mozambico dal 1961: quarantun anni in maternità e pediatria negli  ospedali governativi rurali. E’
arrivata l'altro ieri per una breve vacanza. Le spiego cosa sto facendo e le dico di farmi sentire le grida dei poveri che echeggiano dentro di lei. Mi chiede foglio e biro e si allontana. Torna
dopo qualche momento e mi consegna il foglietto che trascrivo: "Terzo millennio, secolo della globalizzazione, dei G8, della ricerca di tecnologie sempre più avanzate... dimenticando purtroppo che in questo nostro GLOBO, troppa gente muore per mancanza del minimo necessario: un filo
di sutura, un antiemorragico, un semplice antibiotico  o antimalarico, un po' di latte per il bambino rimasto orfano quando veniva alla luce, un mezzo di trasporto per salvare la vita a partorienti...Per questo la mortalità infantile e materna é alta in Mozambico e il grido lacerante di questa
realtà mi segue anche nelle vacanze..." Temo che qualcuno sorrida con commiserazione: non sono questi i Grandi problemi del G8, della Globalizzazione... Però non sarebbe forse come dire che a
noi non interesserebbe niente, se venissimo a sapere che alcuni tessuti "periferici" del GLOBO del Nostro CORPO, si necrotizzano in favore  di altri che si ipertrofizzano? Nessuna persona in pieno possesso delle sue facoltà direbbe questo!!  E allora perché non dare ascolto a queste donne,
queste TESTIMONI DELLA GLOBALIZZAZIONE DEL DOLORE che si fanno anche
mendicanti per aprire la corrente sanguigna sul tessuto vivo di questo nostro GLOBO?  Mi ha sempre scosso la massima "La CHIESA SONO IO", anch'io ho la mia parte nella sua salute. Parafrasando: Il G8 sono anch'io, la Globalizzazione sono anch'io ed ho una parte da fare che va oltre questi giorni per la salute del GLOBO,  qualunque sia la mia posizione geografica e
sociale e questo oltre il G8 di questi giorni.

 
Da suor Dalmazia Colombo
Mercoledì, 18 luglio  2001

Una cosa che demoralizza nei Paesi del Terzo Mondo é il divario fra il
reddito di un lavoro onesto e il caro vita. La globalizzazione che raggiunge
questi Paesi con le sue allettanti offerte di beni di consumo ed esige
professionalità sempre maggiori per entrare nel mercato del lavoro. Questo
aumenta i bisogni, acutizza i disagi e neutralizza la potenzialità della
globalizzazione  nel diffondere il benessere, dato che operai, diplomati e
laureati guadagnano rispettivamente sui cinquanta, cento e duecento dollari
al mese, mentre i prezzi superano, in certi prodotti, quelli del mondo dei
G8. In questa situazione la categoria più disagiata è quella contadina che,
anche nel caso di un buon raccolto, non può godere perché si trova di fronte
al fenomeno, sempre più frequente della CADUTA DEL PREZZO DEL SUO PRODOTTO.
Questo dramma l'ho rivissuto in diretta, il mese scorso visitando la Guinea
Bissau. In questo Paese, che pare sia l'ultimo dei Paesi del Mondo in fatto
di economia, di servizi sanitari e scolastici (e non ne dubito), c'è un
malessere soffocante espresso con la frase "Tjito ca tem" che significa "Non
c'è speranza, non c'è futuro, perché lottare?"
Questo stato è dovuto a un fatto: la castagna di Cajù che l'anno scorso
valeva quanto un sacco di riso, quest'anno é scambiata UNO A TRE, un sacco
di riso e tre di castagna!! E dire che, secondo un articolo di specialisti
che avevo letto, era già ingiusto il prezzo dell'anno scorso!  E gli esempi
si potrebbero moltiplicare tanto che mi guardo bene dall'interrogare qualche
nostra missionaria come ho fatto circa " le urla dei poveri"!
Mi domando: "Perché stupirci se la massa dei giovani  ingrossa le metropoli,
emigra? Se la corruzione si fa capillare così tanto che il maestro esige un"prezzo"
per promuovere  lo studente? Se  droga e  altri mali trovano via libera?
E' questo il prezzo che il Terzo Mondo deve pagare perché l'altro mondo
possa continuare a "crescere"… Ma non ci sarà una forma per equilibrare
questo organismo umano che da un lato si ipertrofizza e dall'altro si
atrofizza, correndo il rischio di suicidarsi "globalmente"?
Forse ci farebbe bene leggere la prima lettera di san Paolo ai Corinzi al
capitolo 12 e prendere ispirazione per riorganizzare il mondo.
 

Da  suor Dalmazia Colombo

Giovedì,  19 luglio  2001

Sta per finire questo mio servizio di inviata speciale. Ho tante  cose che
vorrei far conoscere. Vorrei buttarle fuori a ruota libera, come facevano  i
malati quando  ero in missione: mal di testa, stanchezza, tutto il corpo
duole... Ma temo proprio di scocciare.
Un cosa ho nel cuore e mi fa male: la difficoltà di ottenere aiuti da
privati, da organizzazioni e certamente anche da Governi, per un livello di
scuola superiore.
Se fai un appello per  bambini malnutriti, medicine per la malaria,
alfabetizzazione, scuole elementari trovi aiuto con facilità. Meravigliose
le risposte in caso di emergenza. Ne ho fatto l'esperienza nell'alluvione
mozambicana dell'anno scorso: roba da non credere per tanta solidarietà.
Anche l'adozione a distanza per bambini é facile trovarla. Se presenti un
ragazzetto o un giovane i cuori si chiudono. Non serve  spiegare che questo
ragazzo/a é solo in prima, anche se ha 15 anni perché... Che l'universitario
deve interrompere gli studi se non si da una mano...
Eppure, se veramente vogliamo che il Terzo Mondo esca dal suo stato, diventi
operatore alla pari di fronte agli altri partner, deve possedere la chiave di
lettura della "modernità, della globalizzazione, della tecnologia..." Senza
questa sarà sempre un imboccato nel cui boccone, rivestito di zucchero si
può sempre  porre il veleno e sarà sempre schiavo. Peggio, alcuni succhieranno
lo zucchero, sputando fuori il tossico creando quegli odiosi squilibri fra
ricchi e poveri sullo stesso territorio, fra gente della stessa nazionalità.
Ricevo ogni giorno lettere come questa: “Sr Dalmazia, come sai la scuola di
falegnameria che l'alluvione ci ha portato via, non siamo riusciti a
ricostruirla: nessuno, ma nessuno ci aiuta (quelli che scrivono sono membri
della NADEMOC, un gruppo di lotta contro la disoccupazione, organizzato da un
medico Psichiatra mozambicano che intuì che le nevrosi erano da fame e
da disoccupazione)”, oppure “Ho perso la mamma e il papà in incidente, devo
interrompere gli studi... I miei risparmi accumulati negli anni di lavoro
per poter studiare e mantenere il posto, sono finiti: perderò tutto, anche
il posto di lavoro, se non mi aiuti...”
E, quest'ultimo grido é molto diffuso: persone che hanno occupato posti
dignitosi prima della globalizzazione, ora sono finiti sulla strada perché
non hanno un diploma. L'esperienza, a chi parla un "altra lingua" non
interessa...
Il G8 sta finendo. Non sia passato invano questo tempo che in mille modi
diversi ci ha afferrato. Si traduca in Impegno, concreto, attento, personale
e di associazione fatto di EMPATIA oltre che simpatia perché l'empatia fa
stare nella pelle  di chi ci sta di fronte.

Da suor. Dalmazia

Domenica  22 luglio 2001


Carissimo Lorenzo,
mi ritrovo davanti al computer per l'ultimo messaggio di "inviato speciale"
dopo i tre giorni di Genova. Se un giornalista mi chiedesse cosa sono stati
per me risponderei che furono giorni goduti e giorni sofferti, giorni di
paura e di speranza. Goduti specialmente prima dell'esplosione della violenza per il
clima di preghiera, condivisa con persone provenienti non solo da  continenti
diversi, ma anche da tradizioni religiose e sociali diverse. Preghiera
associata a impegno, a volontà propositiva. Giorni sofferti nel momento dell'esplosione della
violenza alla quale non ho assistito in diretta: l'ho vista sul volto dei
giovani forzati ad abbandonare la manifestazione pacifica. Era  fatta di
rabbia, di sgomento, di dolore, di impotenza. Passavano a piccoli gruppi,
cercando disperatamente, attraverso il cellulare di entrare in contatto con
gli amici rimasti ingabbiati...Avviene sempre così dopo un'esplosine della
violenza!
Paura l'ho provata  al sentire l'urlo  dei manifestanti associato al rumore
degli elicotteri: il trauma della guerra, non é completamente sparito dal
mio essere e si riattiva di fronte a rumori e a scene di violenza. La
tentazione era di non mettermi  sulla strada, di non farmi coinvolgere, ma
mi vinsi. Così, da vicina, ho potuto guardare negli occhi i
manifestanti, afferrare le parole che gridavano e confesso, mi sono messa a
piangere di commozione. Quel popolo, gridava in favore dei poveri:
cancellate il debito; a chi chiede terra, non date armi; é possibile un
mondo migliore...pace, pace, cancellate il debito...
Dunque i poveri non sono più soli? Possibile che tutto questo sarà una bolla
di sapone? Chi manifestava erano giovani, ma anche meno giovani. Non sarà in
atto un cambiamento di vita per una la globalizzazione dell'amore, della
fraternità, della condivisione, e  non della violenza, dello strapotere, delle
ideologie... partendo da ognuno di noi?  Ho poi assistito al telegiornale:
non credevo ai miei occhi, a quella violenza incredibile. Attanagliata dal malessere

che si risveglia in me per scene di guerra, stavo per  abbandonare la sala, ma
resistetti e ascoltai quando i G8 annunciarono. Una cosa mi aprì alla
speranza: ci sarà un impegno a migliorare l'istruzione nei Paesi del Terzo
mondo.
Voglia il Cielo che questo sia vero. Forse i poveri potranno cominciare a
sperare.  Per questo continuerò a pregare e a farmi voce di chi non ha voce.
 
(fine)

 

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