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IL MOZAMBICO SI RISOLLEVA DALL'ACQUA

 Da "Il Resegone", 2 giugno 2000
 N° 22 - Art. "L'Africa muore?"

 

 

Come scrivere di Africa che muore vedendo i volti  di migliaia di bambini, ragazzi e ragazze nel fiore della vita e uomini e donne che incontri, nelle scuole, nelle chiese, nei mercati, per le strade, nelle cittā e nelle campagne, simbolo della vita e della speranza?

Mi si chiede di parlare del Mozambico che muore, dopo l'inondazione che si č accanita impietosa per quasi tre mesi. Rivedo i volti impietriti, invecchiati, di bambini, giovani, mamme e papā, accampati alla meglio, lontani dalle loro case o muti accanto alle abitazioni allagate.

La morte avrebbe avuto il sopravvento se la solidarietā internazionale non fosse giunta tempestiva a spezzarne il laccio. Ma la salvezza č dovuta in primo luogo alla forza dei mozambicani che, arrampicatisi sugli alberi, hanno resistito per giorni e giorni in attesa dei soccorsi (proprio su un albero, anzi, una mamma ha dato alla luce la sua creatura), oppure si sono messi in cammino, guadando le strade divenute fiumi, prendendosi per mano sorreggendo bambini e malati.

E ora, che sta succedendo? Anche se vi hanno perso la vita migliaia di persone e cittā intere, villaggi e campi con culture in fiore sono stati sommersi, questa valle č ora la "valle della speranza". Lo testimoniano le suore che, fin dai primi giorni, hanno condiviso il calvario del popolo. Protagonisti della speranza sono stati tutti i componenti della numerosa famiglia africana, nessuno escluso. I ragazzini sono stati i primi a scoprire i pesci e a improvvisare ami per pescare, dalle capanne le donne e gli uomini hanno cercato di recuperare persino i pali che la sabbia aveva interrato. E' stato messo in piedi un piccolo commercio, fatto di sapone, sale, zucchero, biro....E appena la terra ha cominciato a riemergere, la gente ha chiesto zappe e sementi per seminare.

Ho parlato per telefono con suor Lucildina e suor Lucia, protagoniste nell'emergenza e ora nella ricostruzione. Quando ho parlato loro di "Africa che muore" si sono subito ribellate. "No - mi hanno risposto - qui la parola che passa di bocca in bocca č Speranza, Vita". La gente ha scoperchiato capanne e casette in cemento e le sta rialzando con mattoni o stuoie di canne. Armata di secchi e badili, ha smosso i detriti entrati nella chiesa per poterla livellare.

Desidero ringraziare le tante persone che hanno ascoltato l'appello che giungeva dal Mozambico, quando la gente qui viveva una lunga settimana di Passione. Ora la vita rifiorisce.

                                                                                Suor Dalmazia Colombo

                                                                    Missionaria della Consolata

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