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Il 4 febbraio è iniziata
l'alluvione che ha colpito il centro e il sud del Mozambico e a 3 mesi di
distanza la situazione rimane molto difficile.
Il numero dei morti è imprecisato, i danni ingenti: case, raccolti,
bestiame e infrastrutture sono stati spazzati via dalla furia delle acque.
Le donne e i bambini accampati lungo le strade raccolgono le poche cose
salvate dall'acqua: un secchio, una zappa, qualche fagotto, una sedia, un
tavolino.
Molti hanno costruito con cumuli d'erba una capannuccia per rifugiarsi la
notte, altri dormono pigiati a decine in piccole tende e fuori un
focherello dove sperano di poter cucinare qualcosa. La gente appena
possibile cerca di tornare a casa a strappare le sue cose dal fango o
batte la foresta in cerca delle mucche acquistate con fatica enorme nel
dopoguerra, insieme a capre e piccoli animali. Questa perdita pesa
moltissimo sulla vita della gente, che aveva trovato nell'allevamento un
mezzo per uscire dalla miseria.
GLI AIUTI
La gente preme per tornare a una vita normale; sono stati
distribuiti i sementi, e i contadini stanno già arando i campi,
impazienti perché sanno che se finiscono le piogge, addio possibilità di
raccolto. Sotto gli alberi è ripresa la scuola e i bambini cercano di
recuperare il tempo perduto. La macchina dei soccorsi procede a rilento, i
camion di aiuto accompagnati dalle suore attraversano le zone dei
disastrati per portare i primi soccorsi, e le forze militari di
alcuni paesi lavorano per fornire pozzi con acqua potabile, perché il
dramma è che con tanta acqua, non c'è acqua: quella che circonda gli
alluvionati è puzzolente e infetta.
Ora che le piogge sono diventate più rade, i Paesi che dal principio si
erano impegnati ad aiutare il Mozambico si ritirano perché a loro parere
la situazione é sotto controllo; tra questi anche il Governo italiano che
aveva promesso di spedire con 3 aerei delle Forze Armate, viveri e
medicinali raccolti dal Serming di Torino, non vogliono più concederli e
così quelle 'tonnellate di vita" rischiano di andare perdute..
LA SITUAZIONE SANITARIA
Non mancano malaria, febbre, diarrea, ma il colera sembra ancora contenuto
anche per l'opera di ospedali da campo nei quali volontari internazionali
e locali cercano di arginare le malattie. Intanto alcune suore aiutate
dagli studenti lavorano incessantemente per liberare l'ospedale dal fango
e recuperare il recuperabile. I mobili, i materassi, tutto è marcio e
sono andati perduti anche i medicinali comprati con tanto sacrificio.
Ma il freddo e la fame sono scolpiti soprattutto sui volti dei bambini con
meno di 5 anni: facce gonfie e i capelli di un colore rossiccio; questi
sono i primi sintomi della malattia per fame e se non si interviene questi
bambini o moriranno o rimarranno segnati per tutta la vita nel fisico, nel
quoziente intellettivo, nella psiche. Purtroppo le suore che operano nel
Centro di Accoglienza riferiscono che sono già oltre 200 i bambini in
fase terminale con gonfiori, capelli rossi, pancione e gambe stecchite...
UN AIUTO CONCRETO
Chi volesse contribuire alla ricostruzione di case, all'acquisto di generi
alimentari, di sementi, di bestiame e di tutto ciò che è necessario per
ricominciare a vivere, può farlo versando il proprio contributo tramite
bonifico intestato a
Istituto Missione della Consolata - Banco Ambrosiano Veneto - sede
di Torino -
ABI 03001 CAB 01000 C/C46220.04 indicando come causale:
S O S MOZAMBICO.
Grazie a tutti coloro che accoglieranno questa richiesta di aiuto.
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