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SOS Mozambico
 

Maggio 2000

 

Il 4 febbraio è iniziata l'alluvione che ha colpito il centro e il sud del Mozambico e a 3 mesi di distanza la situazione rimane molto difficile.
Il numero dei morti è imprecisato, i danni ingenti: case, raccolti, bestiame e infrastrutture sono stati spazzati via dalla furia delle acque. Le donne e i bambini accampati lungo le strade raccolgono le poche cose salvate dall'acqua: un secchio, una zappa, qualche fagotto, una sedia, un tavolino. 
Molti hanno costruito con cumuli d'erba una capannuccia per rifugiarsi la notte, altri dormono pigiati a decine in piccole tende e fuori un focherello dove sperano di poter cucinare qualcosa. La gente appena possibile cerca di tornare a casa a strappare le sue cose dal fango o batte la foresta in cerca delle mucche acquistate con fatica enorme nel dopoguerra, insieme a capre e piccoli animali. Questa perdita pesa moltissimo sulla vita della gente, che aveva trovato nell'allevamento un mezzo per uscire dalla miseria.

                                                                                GLI AIUTI

La gente preme per tornare a una vita normale; sono stati distribuiti i sementi, e i contadini stanno già arando i campi, impazienti perché sanno che se finiscono le piogge, addio possibilità di raccolto. Sotto gli alberi è ripresa la scuola e i bambini cercano di recuperare il tempo perduto. La macchina dei soccorsi procede a rilento, i camion di aiuto accompagnati dalle suore attraversano le zone dei disastrati per portare i  primi soccorsi, e le forze militari di alcuni paesi lavorano per fornire pozzi con acqua potabile, perché il dramma è che con tanta acqua, non c'è acqua: quella che circonda gli alluvionati è puzzolente e infetta. 
Ora che le piogge sono diventate più rade, i Paesi che dal principio si erano impegnati ad aiutare il Mozambico si ritirano perché a loro parere la situazione é sotto controllo; tra questi anche il Governo italiano che aveva promesso di spedire con 3 aerei delle Forze Armate, viveri e medicinali raccolti dal Serming di Torino, non vogliono più concederli e così quelle 'tonnellate di vita" rischiano di andare perdute..

                                             LA SITUAZIONE SANITARIA

Non mancano malaria, febbre, diarrea, ma il colera sembra ancora contenuto anche per l'opera di ospedali da campo nei quali volontari internazionali e locali cercano di arginare le malattie. Intanto alcune suore aiutate dagli studenti lavorano incessantemente per liberare l'ospedale dal fango e recuperare il recuperabile. I mobili, i materassi, tutto è marcio e sono andati perduti anche i medicinali comprati con tanto sacrificio. 
Ma il freddo e la fame sono scolpiti soprattutto sui volti dei bambini con meno di 5 anni: facce gonfie e i capelli di un colore rossiccio; questi sono i primi sintomi della malattia per fame e se non si interviene questi bambini o moriranno o rimarranno segnati per tutta la vita nel fisico, nel quoziente intellettivo, nella psiche. Purtroppo le suore che operano nel Centro di Accoglienza riferiscono che sono già oltre 200 i bambini in fase terminale con gonfiori, capelli rossi, pancione e gambe stecchite...        

                                                  UN AIUTO CONCRETO

Chi volesse contribuire alla ricostruzione di case, all'acquisto di generi alimentari, di sementi, di bestiame e di tutto ciò che è necessario per ricominciare a vivere, può farlo versando il proprio contributo tramite bonifico intestato a
Istituto Missione della Consolata
- Banco Ambrosiano Veneto - sede di Torino  - 
ABI 03001   CAB 01000 C/C46220.04
indicando come causale: S O S  MOZAMBICO.
Grazie a tutti coloro che accoglieranno questa richiesta di aiuto.

 

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